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Passopisciaro

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Gli amici di Passopisciaro

Dove si trova:

Passopisciaro, 400 abitanti circa, è un piccolo paesino situato sul versante Nord dell’Etna a quota 645 metri s.l.m.

Il nucleo urbano è posto all’interno di una micro valle circondata da una folta concentrazione di ginestre, che in maggio, durante la fioritura, lo rendono, cinto da un mare giallo, di colori sgargianti e intenso profumo, singolare gioiello in tutta la valle.

Si trova a metà strada dai più rinomati centri di Randazzo (8 Km) e Linguaglossa (12 km), ed è a 12 km da Castiglione di Sicilia che è il suo comune d’appartenenza.

Così come tutto il comprensorio castiglionese, Passopisciaro si trova a pochi passi da bellissime località turistiche, dal mare, dalla montagna e dalle loro strutture turistico ricettive.

Si trova a 70 Km da Catania, a 80 Km da Messina, a 25 Km da Taormina e le spiagge di Giardini Naxos, a 20 Km dalle spiagge di Marina di Cottone di Fiumefreddo di Sicilia.

A 6 Km dal Il Picciolo Golf Club, a 20 Km dalle piste sciistiche di Piano Provenzana da cui è possibile raggiungere la cima del Vulcano più grande d’Europa.

A 5 Km dal Parco dei Nebrodi, a 4 Km dal Parco dell’Alcantara e a 15 Km dalle meravigliose Gole dell’Alcantara, ed è posto sul confine del Parco dell'Etna.

Si trova a 65 Km dall’Aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania ed a 25 Km dalla Stazione Ferroviaria di Taormina Giardini Naxos.

È possibile raggiungere Passopisciaro in vari modi: da Catania attraverso i mezzi della Ferrovia Circumetnea e della Interbus Autolinee, da Messina con la Interbus Autolinee, con l’auto attraverso l’autostrada A18 Messina Catania uscita Fiumefreddo di Sicilia, poi direzione Randazzo oppure uscita Giardini Naxos attraverso la provinciale per Francavilla di Sicilia, bivio Castiglione di Sicilia e quindi direzione Passopisciaro o, ancora, Francavilla di Sicilia, Mojo Alcantara e quindi Passopisciaro.

La storia:

Passopisciaro è interamente posto all’interno della lussureggiante Val Demone, una delle tre valli in cui gli Arabi divisero convenzionalmente la Sicilia nel 827 all’epoca della loro conquista, tra il fiume Alcantara, Akis per i Greci, Onobala per i Latini, e l’Etna, Aetna per i Greci o Gibel Hulhmet per gli Arabi.

Una valle piena di storia e contesa da moltissimi popoli, dai Sicani ai Siculi, dai Fenici ai Cartaginesi, dai Greci ai Romani, dai Bizantini agli Arabi, dai Normanno Svevi ai Francesi e agli Spagnoli, i Mille nel 1860 e gli Alleati nell’ultima guerra mondiale.        

Molti sono i cimeli e le testimonianze del loro passaggio nella valle: gli echi di Tissa, l’antica città dei Siculi posta nelle zone adiacenti il fiume Alcantara, in contrada Iannazzo,  le chiese bizantine, denominate Cube, di Malvagna, e le medievali Randazzo e Castiglione di Sicilia. Degli antichi Romani ci rimane la strada consolare, oggi Strada Statale 120, sulla quale il paesino trovasi.

Molti condottieri e personaggi illustri hanno calpestato la fertile terra di questa valle, il Generale cartaginese Imilcone, il condottiero arabo Bnsa Mar, il Re Normanno Ruggero di Lauria, lo Svevo Federico II (1300), l’aragonese Carlo V Imperatore (1550), Giuseppe Garibaldi (1860), i Reali d’Italia nel secolo 900, il Gen. Alfredo Guzzoni, il Gen. Frido von Senger und Etterlin e il Gen. Paul Conrath che, nel 1943, a Passopisciaro hanno dimorato durante il ritiro delle truppe italo tedesche verso la Calabria.

La popolazione di Passopisciaro non è molto numerosa, è di circa 400 abitanti, ma in passato, quando il paesino ha conosciuto una certa prosperità economica, ha anche raggiunto il numero di 1500 residenti.

Nasce, alla fine dell’800, dal desiderio di comunità dei primi contadini che qui si insediarono.

Da notare la non casualità del disegno urbano, come allora succedeva per questi piccoli agglomerati di case, ampi marciapiedi, prospetto simmetrico delle abitazioni, strade larghe, che mette proprio in risalto la volontà precisa di farlo nascere.

Attorno al piccolo nucleo urbano una serie di ville baronali i cui proprietari sono gli stessi che qui avevano portato questi contadini come persone di fiducia.

Citiamo Villa Corso, che ha visto dimorare tra le sue mura il grande fisico catanese Ettore Majorana, villa di proprietà del nonno Luciano Corso poi, in eredità, alla madre di Ettore, Dorina.

Villa Vagliasindi: Villa Pennisi del Canonico e Tesoriere della Cattedrale di Acireale Rosario Pennisi Cesarò: Villa Cimino (Vigo): Villa Scuderi: Villa Grassi Voces: Villa Musmeci della Baronessa Isabella e molte altre ancora.

Passopisciaro ebbe una discreta importanza nei primi decenni del 1900, tanto che, Vincenzo Sardo Sardo, nel suo Castiglione Città demaniale e Città feudale, pubblicato nel 1910, non esita un istante a definirlo uno dei centri più importanti della provincia di Catania.

Non a caso nasce al centro delle migliori contrade (e micro contrade) in cui si produce nerello mascalese, il vitigno autoctono dell’Etna, sia per clima, per posizione orografica ed esposizione, Moganazzi, Marchesa, Sciaranuova, Santo Spirito, Arcuria, Feudo di Mezzo, Guardiola, Zotto Rinoto, Porcaria, Croce Monaci.

Il dopoguerra lascia una situazione economica disastrata che porterà Passopisciaro quasi ad annullarsi, dai suoi 1500 abitanti del 1958 sino ai 400 attuali, cedendo più dei due terzi dei suoi residenti.

Dalla fine degli anni 90, l’arrivo di grossi produttori vitivinicoli sta rilanciando non solo tutto il territorio castiglionese ma lo stesso Passopisciaro, tanto da essere definito da Giancarlo Gariglio, su La Stampa del 12 aprile del 2012, il centro della rivoluzione enoica dell’Etna.

  • Periodo Borbonico
  • E da fare, probabilmente, risalire a questo periodo l’etimo che dà il nome al paesino attraverso una leggenda che narra della presenza del brigante Ciccu Zummu in questi luoghi.

    Lo Zummu (Francesco Zumbo), nel tentativo di prendere in giro il Capitano Giustiziere della Real Gran Corte di Randazzo, coinvolge un ignaro pescivendolo, in siciliano pisciaro, lo aspetta al varco e lo uccide.

    Da quel giorno il luogo prende il nome di passo del pescivendolo, in siciliano passu du pisciaru.

    Dalle parole di Vincenzo Sardo, di Santi Correnti e altri autori:

    Tra il Seicento e il Settecento i luoghi su cui Passopisciaro sarebbe sorto erano infestati dal bandito Ciccu Zummu e dal suo compagno di malefatte soprannominato Testazza. Il brigante era temerario a tal punto che, avendo saputo che il Capitano Giustiziere della Real Gran Corte di Randazzo aveva messo una taglia sulla sua testa, decise di giocargli una beffa. Sequestrò il pescivendolo, si travestì dei suoi umili abiti, e con il paniere sotto il braccio si recò a Randazzo per vendere i pesci allo stesso Capitano Giustiziere. Uscendo poi dal paese, il bandito prese in giro anche le guardie di fazione alla porta Aragonese, raccomandando loro di arrestare al più presto il famigerato Ciccu Zummu affinché tutta quella zona fosse liberata una volta per tutte dal terrore. Le sue tracce sarebbero state con cotanta abilità cancellate, di modo che rimanesse il dubbio se la presenza dello Zumbo fosse stata apparizione o realtà. Ma, appena uscito da Randazzo, decise di svelare la sua vera identità al primo viandante che incontrò, e così si seppe dell’audace beffa giocata dal bandito castiglionese al Capitano Giustiziere.  Per evitare poi al vero pescivendolo la seccatura di essere arrestato, dato che ormai si era sparsa la voce del suo travestimento, Ciccu Zummu pensò bene di fargli la “cortesia” di ucciderlo: lo attese al varco nel punto dove la strada si biforcava (e si biforca tuttora) per scendere verso il fiume Alcantara, e con fredda crudeltà lo uccise.  E così, per la ferocia del brigante Ciccu Zummu, il luogo prese il nome di Passopisciaro, cioè “il passo del pescivendolo”, toponimo che ancora oggi porta.”.

    È possibile, però, che l’etimo possa anche derivare dalla lingua parlata.

    Passopisciaro si trova al centro di quello che era il Feudo delle Sciare per cui, per andare nelle due direzioni, lungo la allora strada Regia, già Consolare, di Randazzo e Linguaglossa, si doveva necessariamente passare da qui.

    Passare per le Sciare, inteso come Feudo delle Sciare, in siciliano si direbbe, passu pi sciari, simile all’attuale toponimo.

    Ancora del periodo borbonico, sempre per confermare la presenza del toponimo prima della nascita del paese stesso, è la costruzione della strada cosiddetta Salicà/Pisciaro, una arteria nata per congiungere, come da progetto di Re Ferdinando II di Borbone, nel 1840 circa, la costa tirrenica con la zona etnea.

    Nasce il moderno incrocio tra la SS 120 e la provinciale 7/III, uno dei più importanti e nevralgici della rete viaria siciliana.

    Agorà passopisciarese, al centro di questo incrocio è posta La Colonna, un antico segnale stradale, totalmente in pietra lavica, di cui non si hanno notizie precise sul periodo della sua edificazione, e si suppone anche che la sua costruzione possa essere datata prima della nascita dell’incrocio e che possa anche avere avuto altri utilizzi.

    È il simbolo di Passopisciaro.

  • L’Unione di Italia 
  • Dopo la caduta del feudalesimo (1812), per Regio Decreto di Ferdinando I di Borbone, si assiste ad un progressivo frazionamento degli ex feudi baronali e demaniali e alla concessione, in enfiteusi, degli stessi.

    Tali ex feudi rimasero comunque nelle mani di facoltosi proprietari, ed ai contadini non rimase che seguirli come lavoranti e loro persone di fiducia.

    L’arrivo di questa massa di contadini diede vita a molte abitazioni sparse, quelle che i documenti dell’epoca chiamano punto affollato Passo del Pisciaro.

    Ma è sotto i Reali d’Italia che Passopisciaro vede la sua fondazione, come centro abitato, quando spinti dal desiderio di comunità, questi contadini diedero vita a Passopisciaro con la costruzione delle prime case dell’attuale centro abitato.

    Dalla nascita del sogno passopisciarese, ai primi del ‘900 si censirono quasi mille abitanti.

    Uno sviluppo demografico imponente, nel giro di pochi decenni, da una ipotetica nascita tra il 1870/80 si arriva agli 808 abitanti del 1900, ai 1080 del 1921, ai 1500 del 1954.

    La popolazione passopisciarese, quella delle origini, non era indigena, la maggior parte di quei primi contadini non proveniva dalla valle in cui Passopisciaro si trova.

    Ciò non deve considerarsi una sorpresa, poiché i proprietari terrieri, non essendo locali, per difendere i propri interessi si servirono di persone di fiducia portate dai loro luoghi d’origine, Acireale in particolar modo.

    Ciò spiega come mai a Passopisciaro si parla un dialetto diverso dai dialetti dei paesi vicini, più simile a quelli della costa ionica, da cui i primi abitanti provenivano, che non da quelli della montagna, dove Passopisciaro effettivamente vide i natali.

    In tutta la val Demone, gli abitanti di Passopisciaro sono gli unici a pronunciare il pronome IO in IU’, cosa che si riscontra solo nelle zone di Catania, Acireale e Giarre, che poi sono proprio i luoghi di origine di quasi tutti i proprietari e dei contadini che all’epoca li seguì.

    Il motivo che spinse questi imprenditori, così possiamo definirli, a giungere in questi luoghi, fu la grande richiesta di vino sul mercato verso la metà del 1800.

    Senza timore di essere smentiti, il luogo migliore in cui si produce vino, sia per clima (la nebbia, ad esempio, è un evento assai raro) sia per posizione geografica, è proprio Passopisciaro.

    E questa non è presunzione o campanilismo, ma una presa d’atto, infatti, in una ipotetica giurisdizione passopisciarese, come da documento dell’Ufficio Tecnico Erariale di Catania del 1949, rientrano le migliori contrade universalmente riconosciute dai produttori di vino, le già citate Moganazzi, Marchesa, Sciaranuova, Santo Spirito, Arcuria, Feudo di Mezzo, Guardiola, Zottorinoto, Porcaria; Croce Monaci, delle quali Passopisciaro è epicentro.

    Ovvio che ciò non è merito di Passopisciaro, le contrade esistevano già prima della sua nascita, ma viene confermata la scelta di queste plaghe proprio per la bontà e la vocazione di questa parte di territorio etneo che ben si presta alla produzione di eccellenza che è il vino dell’Etna.

    Cosi come confermano alcuni testi dell’epoca, questa centralità diede a Passopisciaro una certa importanza richiamando in loco molti investimenti e di conseguenza tanta manodopera.

    La piccola valle dentro cui Passopisciaro in seguito sorse, venne ad essere frazionata dai loro antichi proprietari, rendendola edificabile andando a sottolineare la non casualità del suo impianto urbano.

    Si assiste così alla nascita delle grandi e piccole strade, alle canaline in pietra lavica per la confluenza delle acque bianche, alla simmetria delle loro abitazioni, e soprattutto ai grandi marciapiedi, caratteristica questa solo dei centri più grossi di Randazzo e Linguaglossa.

    Tra il 25 maggio 1879 alle ore 15 e 45 circa e il 7 giugno 1879, l’Etna cambiò radicalmente l’orografia del luogo su cui Passopisciaro poco dopo sarebbe sorto, andando a distruggere boschi di castagno, noccioleti, vigne, oltre al ponte sul Torrente Pisciaro/Santo Spirito presente sulla SS 120.

    La lava defluì quasi totalmente dentro al letto del torrente e andò a fermarsi quasi a ridosso del fiume Alcantara.

    La colata è ancora ben visibile al centro del paese, su di essa è nato uno dei quartieri di Passopisciaro: Croce San Marco.

    Attorno al vino, il prodotto principe dell’economia del nascente paesino, si sviluppò il cosiddetto indotto.

    Le tre fabbriche di alcool etilico (due già negli anni venti) che lavorarono a pieno regime fino alla fine degli anni sessanta.

    La cantina di vino Calì Tabuso & figli, servita, nel suo interno, dai binari della Circumetnea, che, a sua volta, aveva visto la nascita proprio negli stessi anni dello sviluppo di Passopisciaro: il 1896.

    Su progetto dell’Ingegner Francesco Paradiso, il 1895 vede la posa della prima pietra della chiesa Maria SS del Rosario di Passopisciaro voluta dal Canonico Rosario Pennisi, già Tesoriere della Cattedrale di Acireale, alla cui edificazione parteciperanno, ognuno con le proprie competenze, i primi abitanti del nascente borgo.

    Di struttura non indifferente per una realtà ancora così piccola, andrà a sostituire le Cappelle private e la piccola chiesetta di contrada Santo Spirito di cui si parlerà alla sezione ARTE.

    Nel 1897, completata l’edificazione, il tempio fu benedetto e consacrato da Mons. Fernando Cento allora vescovo ausiliario di Mons. Gerlando Maria Genuardi.

    Sarà eretto parrocchia nel 1921 e consegnato nelle mani dell’ultimo cappellano e primo parroco don Gaetano Leonardi.

    Dagli inizi del 900 si assiste ad uno sviluppo di Passopisciaro che ha quasi dell’incredibile, sia da un punto di vista economico sia sociale, con la nascita di arti, mestieri, fabbriche per la distillazione dell’alcol etilico, segherie, piccole botteghe artigiane.

    La Caserma dei Carabinieri, gli Uffici Comunali e le vecchie Poste e Telegrafi.

    La nascita della ferrovia Circumetnea ebbe un impatto determinante nello sviluppo economico di Passopisciaro, il vino passopisciarese, una volta scaricato a Riposto, avrebbe raggiunto lidi lontanissimi, la Toscana, il Piemonte (avrebbe tagliato i rinomati Chianti e Barolo), la Francia e la grande madre Russia.  

  • La Prima Grande Emigrazione
  • La vitivinicultura aveva dato una certa stabilità e dignità, ma le politiche economiche del governo centrale insieme ad altre problematiche politico/economiche, devastarono totalmente l’economia della Sicilia, minando lo sviluppo dell’isola e la sua emancipazione sociale.

    Tutto divenne insopportabile e la tensione sociale sfociò in rivolta popolare detta dei Fasci Siciliani poi soffocata violentemente da Francesco Crispi nel 1894.

    Alle masse lavoratrici della Sicilia non rimase che l’Emigrazione.

    Le Americhe.

    Molti tentarono fortuna negli Stati Uniti d’America, dove Rochester divenne una specie di enclave passopisciarese, infatti, raccontano alcuni emigranti che, una volta giunti in America, passeggiando per le vie della cittadina statunitense sembrava di essere tornati a Passopisciaro.

    Famiglie intere si ricongiunsero in terra americana dopo aver subito l’onta dei viaggi in terza classe tra vomito e pianti, l’umiliazione di Ellis Island e la mortificazione dell’essere bisognosi in terra straniera ma…sopravvissero e in tanti fecero grandi cose.

  • La Prima Guerra Mondiale
  • Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra, dell'Impero austro-ungarico al Regno di Serbia, in seguito all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo.

    Detta anche la Grande Guerra, la prima guerra mondiale è stato uno dei conflitti più cruenti per il quale si stima un numero totale di vittime, tra militari e civili, che può arrivare a superare i 17 milioni di morti.

    Anche Passopisciaro pagò il suo tributo in esseri umani, quattro giovani vite perirono al freddo e al dolore delle battaglie: i soldati Salvatore Foti, Mariano Gullotto, Salvatore Panebianco e Francesco Coco.

    A loro il ricordo di un monumento alla memoria e tre vie a loro dedicate.

    Si, abbiamo vinto, ma vinto cosa! A quale prezzo! Un monumento ai caduti in ogni città su cui nessuno si fermerà a pensare? Al prezzo di giovani vite spezzate, di strazi, di ferite interiori e corporali? Al prezzo della morte! Il premio? Sono tornato a casa, ma molti di noi non ritorneranno mai più. Sono morto, laggiù, con loro.”, ci dice Saro nel romanzo Cent’anni interamente ambientato a Passopisciaro.

    La guerra lasciò un grande strascico anche da un punto di vista economico sociale: si erano portati via i giovani per tre, lunghi, anni lasciando un paesino invecchiato e senza forza lavoro.

  • La lava del 1923 e la festa di Maria SS del Rosario
  • 17 giugno 1923, alle ore 14 la lava aveva già raggiunto una lunghezza di 9 Km, continuando sulla direttiva della stazione di Cerro. Intanto un altro braccio si avanza minaccioso sull'altra stazione di Passopisciaro.

    Così riporta l’evento il Professor Raccuja.

    Il braccio di destra (quello centrale distruggerà la stazione di Cerro e il paesino di Catena) scendendo dalla contrada Germaniera, per dirigersi, su Passopisciaro, distrusse terreni, boschi e vigneti.

    Portavoce degli stati d’animo dell’intera comunità di Passopisciaro è il signor Salvatore Fazio, che così scriveva sul libro dei verbali del Circolo Rosario Pennisi:

    Dal giorno 11 giugno(domenica) al 22 luglio pochissime sedute tiene il circolo, sia per il caldo sia per il disorientamento prodotto dall’eruzione del fuoco dell’Etna che distrusse vigneti, case, terreni nel comune di Castiglione e di Linguaglossa, minacciando pure per qualche tempo, Passopisciaro…”.

    In preda alla paura ed alla rassegnazione, ai passopisciaresi non rimase che rimettersi nelle mani della celeste patrona Maria SS del Rosario che condussero in processione sino alla Colonna.

    La lava, miracolosamente, fermò la sua ferale marcia, e Passopisciaro, ma soprattutto i suoi terreni coltivati, furono salvi.

    Da questo umile gesto, di semplici contadini, nasce la pratica devozionale che si concretizza nella processione del simulacro di Maria SS del Rosario, per le vie cittadine, ogni 17 giugno.

    In seguito, per permettere che alla popolazione tutta di partecipare alla festa di ringraziamento, negli anni a seguire si decise di spostare la processione ad un giorno festivo individuato nella prima domenica di luglio.

  • Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale
  • Fu un periodo di grandi fermenti socio economici per Passopisciaro che cresce urbanisticamente ed economicamente.

    Una miriade di botteghe artigiane; falegnami, ebanisti e mastri bottai; stagnini e maniscalchi; la pietra lavica era murata a secco per i terrazzamenti nelle vigne e per le abitazioni; sarti e sarte; calzolai.

    Le distillerie per la produzione dell’alcool etilico, Giuffrida, Russo e Calabretta, la segheria, gli empori, il negozio di tessuti della signora Razia a Ddaruna (Grazie a Calì Daidone), l’osteria di donna Rosa Fontana, il calzaturificio di Francesco Mazza, il pastificio di Carmelo Di Bella, la farmacia, negozi alimentari, e come Padre Leonardi riporta nell’editoriale del suo Eco di Passopisciaro del 1924, anche la stazione dei Carabinieri e la Banda Musicale.

    Gli Uffici Comunali e il Vigile Urbano, il Sindaco Delegato, le scuole materne, elementari e l’avviamento al lavoro, una sorta di istruzione superiore.

    Si imparava a lavorare andando o mastru/a, le ragazze, soprattutto, imparavano a cucire e a ricamare.

    Il resto della popolazione lavorava nelle vigne.

    Mancava solo quel Cimitero tante volte richiesto a gran voce dai passopisciaresi già in questa epoca, ma che per averlo si è dovuto aspettare sino agli inizi degli anni settanta.

    L’avvento del Fascismo non cambiò, sensibilmente, la vita del tranquillo paesino, qualche istruzione nel piazzale della stazione vestiti da Figli della Lupa e Piccole Italiane, qualche regoletta autoritaria, il Credere Obbedire Combattere sulla facciata di qualche casa, qualche canzoncina di propaganda e il coprifuoco nel periodo più movimentato, non scosse in modo particolare la vita di questi contadini che comunque andavano a letto presto vista la fatica insita nel loro lavoro.

    Solo con lo scoppio della seconda guerra mondiale e la chiamata alle armi di tanti ragazzi del piccolo borgo tolse la serenità a questa piccola comunità.

  • La Seconda Guerra Mondiale
  • Lo sbarco degli Alleati in Sicilia, il 10 luglio 1943, preceduto da asfissianti bombardamenti, spazzò la serenità e il sorriso dei siciliani.

    Il 13 luglio, il bombardamento di Enna e l’impossibilità di poter difendere tale posizione spinse il Generale Alfredo Guzzoni, in accordo con il generale tedesco Frido von Senger Und Etterlin, di spostare il comando proprio a Passopisciaro per arroccarsi sull’Etna.

    Probabile si stabilirono nel Palazzo Scuderi, bellissimo esempio di architettura Liberty, ma non vi è certezza giacché nessuna notizia, atta a confutare questa ipotesi, ci arriva dal passato.

    Etterlin si stabilì a Casa Giuffrida quasi di fronte a Palazzo Scuderi.

    I Tedeschi del generale Paul Conrath rimasero a Passopisciaro, accampati attorno al palazzo della Baronessa Musmeci, a Guardiola, sino al 9 di agosto, così come ci conferma il diario di un soldato tedesco.

    Il Quartier Generale del Generale Guzzoni rimase a Passopisciaro circa una settimana, in seguito, spinti dall’arrivo degli americani su Randazzo si spostarono su Sella Mandrazzi prima, su Messina poi, per raggiungere, infine, le coste calabresi.

  • I Bombardamenti del 13 Luglio 1943
  • Al ritorno dal bombardamento di Randazzo, il probabile avvistamento di due camion militari tedeschi e italiani fermi alla Colonna, due Cacciabombardieri B25 Mitchell, i famigerati aerei a due code vivi nel ricordo dei passopisciaresi, sganciarono, in due violenti attacchi, dodici ordigni esplosivi.

    Erano le 2 e 45 pomeridiane del 13 luglio 1943.

    Passopisciaro fu avvolto da una nube densa, infernale.

    Bruciavano gli occhi.

    Il silenzio piombò come morte sul piccolo paesino, un silenzio assordante.

    Diradato il fumo, la paura, l’ansia, non rimase che la disperazione, lo sdegno, il caos, i pianti, una miriade di schegge ancora calde, le macerie di umili abitazioni.

    Rimasero i morti.  

    Francesca Citrà, Vincenza Citrà di 22 anni, Giovanni Citrà di18 anni, Carmela Miceli e la figlia Rosaria Petralia di 22 anni, e le sorelle Concetta e Angela Nicotra, rispettivamente di 17 e 14 anni.

    Brandelli di cose, che fino a pochi istanti prima avevano un motivo d’essere, furono catapultate a centinaia di metri di distanza, sopra i tetti di quelle stesse misere case che miracolosamente erano scampate al disastro. Polvere, macerie, lamenti e grida si mischiavano in un’unica percezione di terrore, di senso di afflizione, di tanfo di morte. E li chiamano liberatori questi miricani! (Cent’anni di Maurizio Papotto)

    Seguì lo sfollamento e Passopisciaro fu totalmente svuotata dei suoi abitanti che si riversarono nelle grotte di Moganazzi, di Collebasso e nelle casette rurali delle proprie vigne sparse per tutte il comprensorio passopisciarese.

    In paese rimasero i pochi coraggiosi per proteggere le abitazioni e i loro pochi averi dagli sciacalli.

    Si rimase lontani dalle proprie abitazioni, dalla propria quotidianità sino al 13 agosto 1943, quando gli Alleati entrarono in Passopisciaro.

    I soldati americani ebbero il compito di MP, la Military Police, e collocarono il loro Comando alla Casa Cantoniera e l’accampamento nel piazzale della FCE.

    Gli inglesi, a cui spettò il compito di pattugliare il territorio alla ricerca di sperduti soldati tedeschi e italiani, si accamparono nella villa dell’On. Grassi Voces, l’odierna Etna Wine.

  • La lava del 1947
  • Era il 24 febbraio del 1947 quando i passopisciaresi furono destati, nel silenzio delle loro case, dal fuoco dell’Etna.

    Quasi in sordina e senza particolari preavvisi, tipici del vulcano, l’Etna minacciò Passopisciaro per almeno dieci giorni.

    Il quotidiano La Sicilia, così riporta l’evento: Si prevede pure che Passopisciaro verrà investito in pieno dalla colata della lava, almeno ché essa, in fortunatissima ipotesi, non passi ad una distanza di 200 metri ad ovest del paese stesso.

    Passopisciaro fu preso d’assalto da giornalisti, curiosi, dalle Forze dell’Ordine insieme ad una sorta di Protezione Civile del tempo subito pronta a farlo evacuare nel momento in cui ce ne fosse stato bisogno.

    L’ansia prese la piccola comunità di Passopisciaro che si rinchiuse in una preghiera collettiva.

    Non rimase che chiedere l’intervento della celeste patrona, Maria SS del Rosario, che fu prelevata e portata alla Colonna con lo sguardo rivolto verso il vulcano, così come gli avi qualche decennio prima.

    Padre Vincenzo Savoca, il parroco del tempo, insieme ad un gruppo di pellegrini portarono una santa reliquia a ridosso del braccio di lava più avanzato.

    Dopo circa 20 giorni di paura in paese, di distruzione di vigne e terreni coltivati, la lava si fermò.

    La notizia del pericolo che Passopisciaro corse fu riportata da varie testate giornalistiche, italiane e straniere, mentre della storia della colata è possibile leggere nel testo del prof. Salvatore Cucuzza Silvestri, L’eruzione dell’Etna del 1947, del 1949.

    Presente il Governo Nazionale, il ministro On. Mario Scelba venne a Passopisciaro lasciando al parroco del tempo del denaro, come primo intervento di aiuto alla popolazione, promettendo che le istituzioni si sarebbero fatto carico dei disastri causati dalla colata.

  • Tentativo di Autonomia
  • Il 29 maggio 1949 è una data assai importante per la vita politica passopisciarese.

    La voglia di emergere, la coscienza delle proprie potenzialità, la ricerca di una propria identità, porta gli abitanti di Passopisciaro a chiedere il distacco da Castiglione di Sicilia e cercare nell’autodeterminazione quel progresso, quello sviluppo, quella vita migliore che probabilmente questa nuova condizione avrebbe portato.

    Si misero in campo una serie di iniziative per giungere allo scopo prefissatosi dai passopisciaresi del tempo, come l’aiuto dei paesi vicini per giungere insieme a quella tanto agognata autodeterminazione.

    Ma tale richiesta d’aiuto però non venne accolta per cui Passopisciaro provò ad andare avanti lo stesso, con le proprie forze, contro tutto e tutti, nonostante l’ovvio ostacolo posto dal comune castiglionese.

    Sembrava cosa fatta, sembrava che il sogno tante volte accarezzato si potesse esaudire, invece, quel sogno si infranse il primo marzo del 1951 con la risposta negativa della Prefettura catanese.

    Se Passopisciaro ne avrebbe avuto vantaggi o no, da una eventuale autonomia, non lo sapremo mai.

  • Gli anni 50/60 e la Seconda Grande Emigrazione
  • Non fu facile curare le ferite lasciate dalla guerra, che siano state esse fisiche o psicologiche, ma si doveva sopravvivere per loro stessi e per i loro figli, per cui si cercò di ripartire con le uniche cose che la guerra non era riuscita a portare via: la dignità e la terra.

    La terra dava legna, dava frutto, dava erbe spontanee e dava, soprattutto, la vigna.

    Timidamente si provò a far ripartire la macchina economica, che sino ad allora era stata la forza propulsiva di questo paesino, con la coltivazione delle vigne e di tutto il suo indotto.

    Ma tale forza propulsiva ebbe a cedere a causa della crisi dell’intero comparto vitivinicolo che non trovò più collocazione sui mercati, e la crisi che ne derivò provocò l’abbandono progressivo delle campagne, sia da parte dei proprietari che degli stessi contadini, con il conseguente svuotamento del paesino di giovane forza lavoro facendolo non solo svuotare numericamente ma invecchiare.

    Le mete della seconda grande emigrazione furono ancora Stati Uniti d’America, il Brasile, Argentina e la lontana Australia.

    Rimasero i pochi che si erano impiegati nelle aziende statali, Anas, Poste e Circumetnea in primis, e i pochi che ebbero il coraggio di ripartire con la oramai poco redditizia vitivinicultura.

    Negli anni 60 non assistiamo ad un vero boom economico ma al trascinamento della vecchia economia agricola che continua nel suo lento regredire sino ad annullarsi quasi del tutto.

    Così pure le vecchie distillerie che piano muoiono in un inarrestabile declino sino alla loro chiusura, e questo nonostante il tentativo di farle rinascere.

    Il lavoro in vigna ha come scopo il sostentarsi, perde il suo scopo imprenditoriale e la mancata modernizzazione, meccanizzazione, la perdita di mercato del prodotto vino, l’elevazione del costo del lavoro, la giusta rivendicazione sindacale degli operai, spinge i grossi proprietari all’abbandono dei loro poderi.

    Molti ragazzi scelgono di abbandonare i loro luoghi di origine.

    Inizia il lento e inarrestabile svuotarsi di Passopisciaro dei suoi giovani.

  • Gli anni 70 e la Terza Grande Emigrazione
  • Il trascinarsi dei problemi atavici porta i ragazzi alla dolorosa scelta dell’emigrazione.

    Stavolta non più oltreoceano ma in Francia, Svizzera, Germania e le grandi città del nord, Milano su tutte.

    Altri giovani, con l’aiuto dei genitori, che non vogliono per i loro figli la loro stessa vita di stenti, sono spinti allo studio, dando vita a quella generazione di laureati, medici soprattutto, che tanto si sono distinti nella loro professione che però li ha portati fuori da Passopisciaro verso centri più grossi.

    Passopisciaro ancora una volta si svuota, si invecchia, ma non muore.

    Resistono i servizi, resiste qualche bottega artigiana, un numero incredibile di alimentari, cinque, per una piccola realtà.

    Passopisciaro ha il suo cimitero.

  • Gli anni 80 e 90
  • È questo un periodo di grande sonnecchiamento ma non di estrema crisi.

    Passopisciaro sopravvive!

    Ancora agricoltura che permette la vendita dell’uva, del vino e dell’olio.

    Nascono piccole imprese edili, resistono le piccole realtà artigianali, nascono nuove realtà vinicole dedite all’imbottigliamento, una grossa novità per l’Etna.

    Ritorna l’edicola, nasce la pasticceria, rimangono gli empori, alimentari, macellerie, distributore di benzina, panificio, tabacchi, oleifici, ufficio tecnico, uffici comunali, i Carabinieri.

    Insomma, non male per un piccolo paesino di 500 abitanti.

    Il lavoro stagionale nei boschi dell’Azienda Forestale mette in circolo del denaro che crea altro lavoro.

    Si chiama ammortizzatore sociale.

    Nascono nuove abitazioni, il paese assume un nuovo aspetto grazie anche alla cura dell’urbanistica.

    Un evento rovinoso ha dato vita al rinnovamento del centro di Passopisciaro, le vecchie scuole elementari, distrutte da un incendio nel 1982, hanno lasciato spazio alla piazza intitolata al nostro più esimio concittadino: Ettore Majorana.      

  • La Rinascita degli anni 2000
  • ILSOLE24ORE 16 Gennaio 2015 - Passopisciaro, dove l’Etna diventa piccola Borgogna di Mauro Giacomo Bertolli:

    Passopisciaro è una frazione di Castiglione di Sicilia…. Siamo sul versante Nord dell’Etna, in una zona dalla millenaria tradizione vitivinicola……….Viticoltori locali, imprenditori provenienti da tutta Italia e anche dall’estero hanno creduto nelle potenzialità di questo territorio, nella magia del vulcano, con territori anche vicini profondamente diversi a seconda della colata lavica da cui nascono, grandi differenze tra un’annata e l’altra e caratteristiche del vino così peculiari rispetto al resto della Sicilia, da farne una potenziale piccola Borgogna…….Tra le zone più vocate di tutto l’Etna vi è proprio Passopisciaro.

    LASTAMPA 12/04/2012 - Rivoluzione enoica a Passopisciaro - Tra i luoghi del gusto oggi c'è Passopisciaro in Sicilia - Giancarlo Gariglio:

    Ogni grande terroir viticolo ha un borgo che più di altri lo rappresenta: la Borgogna ha Gevrey-Chambertin, la Langa ha Barolo, la Toscana ha Montalcino…. Chi ha avuto la fortuna di salire sulle pendici del vulcano per scoprire i suoi vigneti centenari avrà notato come la stragrande maggioranza delle aziende più interessanti si trovi a Passopisciaro…        

    Questi estratti di articoli di giornale sono il sunto di quello che Passopisciaro vive in questo decennio; una vera e propria rinascita.

    Ma torniamo un attimo indietro.

    Sino alla fine degli anni 90, se non per qualche esempio, quasi più nessuno credeva nella vitivinicoltura sull’Etna e al potenziale che il nerello mascalese potesse esprimere in bottiglia poi, l’arrivo di alcuni produttori, ha dato vita alla rinascita di un territorio oramai depresso da un cinquantennio.

    Andrea Franchetti, Marc De Grazia e Frank Cornelissen, hanno dato il via a quel movimento di rinascita dell’Etna e spianato la strada ad una schiera di produttori locali e non, dando respiro mondiale al prodotto Etna tanto da essere apprezzato, in poco più di un decennio, in tutto il mondo.

    Passopisciaro, per sua fortuna, si trova al centro di questa rinascita, attorno ad esso, infatti, si trovano non solo un numero considerevole di aziende, tra piccole e grandi, ma le colonne portanti di questo risveglio dell’Etna.

    Ma di questo orgoglio, Passopisciaro e tutto il territorio, ne dovrà far virtù inserendosi in questo processo virtuoso per ritornare ad essere, come cento anni fa, uno dei luoghi più importanti della provincia di Catania.

    Ma non pare rendersene conto.

    Seppur, in qualche modo, l’economia vitivinicola ha dato lavoro a molti componenti delle famiglie passopisciaresi, un movimento enoturistico tangibile, non c’è una vera consapevolezza del potenziale che questo paesino può esprimere in campo turistico.

    Si assiste, perciò, nonostante il risveglio economico, ad un progressivo abbandono del paesino e, soprattutto, il male intrinseco di cui Passopisciaro soffre: la disaffezione di chi ci abita.

    Impoverendosi, Passopisciaro ha perduto tanti servizi e esercizi commerciali.

    Ma Passopisciaro spera ancora.

    Arte:

    Passopisciaro di certo non ha molte opere d'arte, visti i recenti natali, ma pur tuttavia nella sua chiesa si conservano alcuni lavori di pregevole fattura e nel paese esistono alcuni esempi d'architettura decorativa.

    A tre possiamo ridurre gli esempi d'arte nel nostro paese: la Chiesa Madre ed alcune delle opere in essa conservate, la Colonna e le Decorazioni in basalto del suo centro urbano.

    L'edificazione della chiesa madre si concluse nel 1897 dopo due anni d'incessante lavoro.

    L'opera fu commissionata all'ingegner Francesco Paradiso, che ne sovraintende pure i lavori, dal canonico Rosario Pennisi Cesarò, tesoriere della Cattedrale di Acireale, che si assunse l'onere di tutte le spese per la sua edificazione, per le decorazioni e per gli arredamenti sacri.

    È stata concepita in stile neoclassico e questo lo si evince da vari particolari, sia all'interno sia all'esterno del tempio, le colonne in stile ionico e corinzio, il frontone centrale, rosoni in pietra arenaria, i quattro evangelisti e le simmetrie quasi assolute che si riscontrano nella struttura.

    Monoabside a tre navate, è costituita da tre altari principali e da quattro altari laterali che oramai, dopo il Concilio Vaticano II, sono caduti in disuso.

    Nel suo interno sono presenti statue e tele raffiguranti la vita dei santi di diversa forgia e fattura.

    Su di tutte, l'effige in gesso della nostra celeste patrona Maria SS del Rosario.

    Bellissimo è il suo volto, lineamenti di giovane donna con una spiccata espressione di tenerezza materna.

    Così come il Bambino Gesù, le sue braccia aperte sembrano una esortazione ad avvicinarci a lui, ma il suo volto tenero e sorridente indica più un rimprovero fraterno che non quello di un Dio che vuole punirci.

    Le pareti attorno la nicchia della celeste patrona sono state affrescate dal passopisciarese Gioacchino Seminara nel 1946, affreschi che ritraggono putti con festoni.

    La tela che ritrae San Mauro Abate, dipinta a Roma dal maestro Paolo Leonardi Vigo è del 1905.

    Una copia della tela trovasi all'interno della curia vescovile di Acireale, e divenne, in seguito, copertina per un libro sulla vita del Santo.

    La statua lignea di Santa Lucia del 1907 e del maestro Angelo Musmeci; il Cristo morto in carta pesta leccese è del maestro Malecore da Lecce (fine 800); Il Battistero ligneo del 1903 è dei maestri Gianbattista Gambino Ricca e Camillo Musmeci Seminara.

    L'Addolorata in cartone romano di manifattura ottocentesca; il grande Crocifisso; la tela di Santa Lucia del 1903 e la tela dell'Addolorata del 1897 di Mario Musmeci: Commovente e la tela dal titolo La Transizione di San Giuseppe, che la signora Dorina Corso, madre dell'illustre fisico Ettore Majorana, giovanissima dipinse nel 1898.

    Ritrae il momento del trapasso del padre putativo di Gesù.

    Possiamo ammirare l'intensità dell'espressione di Cristo, che pur nella consapevolezza di aver il potere di impedire la morte sa, nello stesso tempo, di non poter ostacolare il volere di Dio suo Padre.

    Mentre il volto di Maria esprime tragicità, quello di Cristo esprime rassegnazione.

    È la natura umana della madre di Gesù che non riesce a farLe vedere oltre l'aspetto terreno, per Lei è la perdita di una persona cara, per Cristo è il ricongiungimento col Padre.

    L'altare laterale sinistro è dedicato al Cuore di Gesù di cui è esposta una statua in gesso, l'altare laterale destro è dedicato all'Immacolata Concezione, della quale è presente una statua lignea che il maestro Privitera scolpì nel 1946.

    I due altari laterali sono praticamente speculari, in stile neoclassico, per la presenza dei frontoni e dei capitelli in stile corinzio, si differiscono solamente per la cromatura dei marmi.

    Il San Giuseppe è in carta pesta, in gesso Santa Rita, San Gerardo, San Luigi Gonzaga e Sant'Antonio da Padova.

    Un olio su cartone che ritrae la Madonna del Carmelo del 1971 è del maestro A. Pappalardo.

    Altre due tele che ritraggono la Flagellazione di Cristo sono di epoca ed autori ignoti.

    Sul campanile sono presenti 4 campane.

    Delle due campane dell'orologio che segnano le ore e i minuti da più di un secolo, non si hanno notizie né della provenienza né della data della loro fusione, si conosce solo il loro peso che è di 100 chili ciascuna.

    La campana grande, denominata Rosaria in onore della Celeste Patrona di Passopisciaro, è stata fusa nel 1897.

    Pesa 600 chili e proviene dalla fonderia dei Fratelli Russo di Tortorici.

    La campana media, denominata Maria in onore dell'Immacolata Concezione, è stata fusa nel 1819.

    Plasmata da Mariano Arcidiacono pesa 370 chili.

    Alcune tele poste in sagrestia ritraggono i parroci che man mano si sono succeduti alla guida della chiesa.

    Quella del fondatore del tempio, Canonico Rosario Pennisi è di Giuseppe Sciuti (XIX sec.), quella del Sac. Vincenzo Savoca è di Gioacchino Seminara (1935), quella di Don Enrico Russo è di Carlos D'Agostino (1993). Una foto d'epoca ritrae il primo parroco di Passopisciaro, Don Gaetano Leonardi Mercurio, altre due foto più recenti ritraggono Mons. Gaetano Cannavò e Padre Arcangelo Rigazzi.

    L'Organo a canne, posto sopra la porta centrale, fu montato all'interno del tempio nel 1905, ma era parte di un organo settecentesco smontato dalla cattedrale di Acireale.

    Il tempio nasce come cappella privata del Can. Rosario Pennisi, divenne parrocchia nel 1921 e promossa ad arcipretura nel 1954.

    Sono succeduti al Canonico Rosario Pennisi i seguenti parroci:

    Can. Don Vincenzo Panissidi dal 1897 al 1899
    Don Egidio Gangemi da Linguaglossa, dal 1899 al 1904
    Don Matteo Brischetto dal 1904 al 1905
    Don Vincenzo Bertone dal 1905 al 1907
    Don Angelo Chiarenza dal 1907 al 1920
    Don Gaetano Leonardi Mercurio dal 1920 al 1933
    Don Vincenzo Savoca dal 1933 al 1964
    Don Gaetano Cannavò dal 1964 al 1982
    Don Arcangelo Rigazzi dal 1982 al 1989
    Don Enrico Russo dal 1991 al 1992
    Don Antonino Imbiscuso dal 1998 e attuale parroco.

    Sono visibili fuori dal centro abitato bellissime ville del periodo 800/900; ricordiamo Casa Privitera (1832), Palazzo Corso/Majorana (1880), i tre Palazzi Vagliasindi tutti di fine 800, Palazzo Toscano (1870/80), Palazzo Pennisi, Palazzo Grassi Voces (1872) e molti altri ancora.

    Il Palazzo Scuderi, di fine ottocento, è in stile liberty.

    Ottocentesco è anche Palazzo Cimino (Vigo) al centro del paese.

    In contrada Grotta S. Anna, una casettina anonima e fatiscente, nasconde dei bellissimi affreschi ritraenti figure di santi.

    Era una piccola cappella rurale in cui non si vede più l'altare ma si può solo notare la sua vecchia ubicazione e lo spazio che probabilmente conservava un quadro sacro.

    Una icona votiva, dedicata alla Madonna del Rosario, possiamo ammirarla all'ingresso del fondo della Baronessa Isabella Musmeci, ex voto per lo scampo lavico del 1947.

    In contrada Acquafredda esiste una Torre di probabile fattura cinquecentesca; possibile avesse funzione di controllo del territorio.

    Nella stessa contrada, in stato di totale abbandono, i ruderi dell'antico insediamento siculo/greco di Tissa.

    U Palummaru (Colombaio) di Contrada Arcuria non è forse antichissimo, ma ha una struttura che ricorda le torrette di avvistamento medievali.

    Nella piazza centrale di Passopisciaro, dedicata a Ettore Majorana, è possibile ammirare il busto bronzeo che lo ritrae, opera eseguita del maestro Carlos D'Agostino nel 1986.

    La Casa Cantoniera è sicuramente l'unica testimone oculare della nascita di Passopisciaro.

    Struttura purtroppo oramai fatiscente, è il fabbricato più vecchio di Passopisciaro inteso come centro abitato.

    Non si hanno notizie certe, ma è sicuro che vi abbiano abitato i due cantonieri dello stradale Antonino Palano e Rosario Mascali tra il 1870/80; sono loro che daranno vita al primo nucleo abitativo quando costruiranno le loro case di abitazione in quello che oggi è il nostro centro storico.

    La stampa redatta dal vero dal prof. Mario Pappalardo Musumeci, la sera del 31 maggio 1879, riporta la casa cantoniera, casa Cimino, due altri piccoli edifici e la Colonna.

    Singolare manufatto è la Colonna, il più rappresentativo monumento, insieme alla Chiesa, del paesino.

    Interamente in pietra lavica, la Colonna è un antico segnale stradale posto al centro di uno dei più importanti incroci della rete stradale siciliana, quello tra la S.S. 120 che va da Fiumefreddo a Cerda (Pa) e la Strada Provinciale 7/III per Milazzo, al chilometro 193.391.

    È composto da un obelisco a forma di prisma che ospita nelle sue tre facciate delle lastre di marmo bianco (una è andata perduta), sulle quali sono scolpite le seguenti indicazioni:

    Lastra 1
    Per Milazzo Km 71,00
    Per Ponte Minissale Km 19,09

    Lastra 2
    STRADA NAZIONALE
    da Termini a Taormina per Nicosia
    diramazione da Randazzo sopra Milazzo
    Lunghezza Km 71,90

    Dalla sommità dell'obelisco fuoriesce un'asta in ferro sulla quale, probabilmente, un tempo era posto un lampione ad olio o un galletto segnavento.

    Il prisma è poggiato su una base ottagonale, ed il tutto si trova su un'altra base di forma quadrata che ospita, in ognuno dei quattro lati, tre scalini.

    Interamente in pietra lavica, scolpita a mano, adesso è visibile parzialmente dopo un lavoro di pseudo restauro che l'ha intaccata in alcune sue parti.

    Tutto il centro storico del paese era stato concepito con adornamenti in pietra lavica, visibili sono ancora i canali per la confluenza delle acque bianche, alcuni balconi ed alcuni portali delle abitazioni di Via Castiglione e della via Regina Margherita.

    Molto rari sono, invece, le decorazioni in arenaria.

    In contrada Santo Spirito, appena pochi metri fuori Passopisciaro, è da ammirare la piccola chiesetta du protu, dal cognome della madre dell'antico proprietario don Lorenzo Di Francesco.

    Pur non avendo né testimonianze certe né documenti, è da ritenere questa chiesetta una costruzione abbastanza antica, cosa che fa presagire un insediamento in questi luoghi già in epoche più remote rispetto alla nascita vera e propria del piccolo centro.

    Dalla struttura delle case attorno ad essa, con cui costituisce un gruppo architettonicamente omogeneo, si teorizza una abitazione baronale, visti gli ampi locali, adibita a riserva di caccia.

    Dalla presenza di servizi igienici all'esterno, purtroppo non più visibili, si ipotizza una sua edificazione tra il cinque e il seicento, giacché dal settecento i bagni cominciano a trasferirsi all'interno dei locali abitativi.

    Non erano bagni come li intendiamo noi, erano delle strutture particolari formate da travi poste in posizione orizzontale con dei fori annessi.

    Indicativamente la chiesetta può essere datata tra il XV e il XVI secolo, caratteristica è, infatti, la guglietta e le colonne incassate.

    Cultura:

    L’allontanamento forzato dai luoghi di origine ha prodotto, sin dai tempi antichi, una immensa letteratura poetica su quell’argomento che è la nostalgia.

    Rime in cui si rimembra la patria lontana, la nostalgia della propria casa, la nostalgia dei propri cari, il rimpianto per il tempo che non c’è più.

    All’affetto e al calore, mostrato da quei figli che sono dovuti andare via, non si sottrae neppure Passopisciaro.

    Dalla raccolta Ardenza di Luciano Gullotto estrapoliamo tre poesie, A li cumpagni di la carusanza,Lu me paisi e La casa di li nanni.

    Nato a Passopisciaro, come lui ama sottolineare, Luciano Gullotto, attraverso i suoi testi, oltre ad esprimere l’amore per il suo paesino, tende, probabilmente, attraverso la scrittura, a non perdere il legame, quel contatto con Passopisciaro, e questo lo esprime attraverso due aspetti, due facce della stessa medaglia, il ricordo della casa dei suoi nonni, quindi degli affetti più cari, e il ricordo dei suoi amici, quindi dell’infanzia e della gioventù.

    Dalla silloge Primavera di versi di Gaetano Camarda estrapoliamo A Passopisciaro.

    Anch’egli nativo di Passopisciaro, più che esprimere semplice amore per il luogo dove è nato, Camarda fa un tuffo vero e proprio agli albori, ai suoi natali, tipico prodotto di una nostalgia che, in fondo, non lo ha mai abbandonato.

    La necessità di non perdere il valore delle origini.

    Alla fine del componimento, Camarda ringrazia Dio di aver creato un posto, quel posto, Passopisciaro, dove ancora riesce a trovare pace.

    Con Faccia a Faccia, Maurizio Papotto immagina di trovarsi in un vero e proprio faccia a faccia con Passopisciaro, usando questa invenzione poetica come escamotage per parlare con sé stesso in una sorta di introspezione.

    Nostalgia allo stato puro, Maurizio Papotto ripercorre la sua infanzia facendo dei brevi flashback di momenti che hanno caratterizzato la sua formazione culturale, sociale e personale.

    Non si sottraggono alla pura nostalgia neanche altri due suoi racconti, Quella volta che la nonna mi insegnò a fare il pane e Generazioni scritto insieme a Floriana Russo Sempre di Maurizio Papotto ricordiamo altri due romanzi, Cent’anni, dove la storia di una famiglia si intreccia con la storia di Passopisciaro e La Principessa completamente ambientato in un Passopisciaro tra l’800 e il 900.

    Di Gian Luca Marino è Sulle tracce di Majorana, nato dopo una intensa e illuminante visita dell’autore a Passopisciaro.

    Senzio Mazza è linguaglossese di nascita ma passopisciarese d’adozione, e proprio a Passopisciaro, la sera del 6 agosto 2007, ha voluto presentare il suo lavoro dal titolo La ballata di li spiriti.

    In dialetto siciliano, La ballata di li spiriti ripercorre l’eterno conflitto degli status sociale, da una parte i ricchi e prepotenti signori e dall’altra i diseredati, dove la ragazza del popolo, sedotta e abbandonata dal figlio del barone, vede tutti i suoi sogni annegare nel fondo di una cisterna, con sullo sfondo, spettatore suo malgrado, l’inerme Passopisciaro.

    Senzio Mazza immagina di ritrovarsi, così come faceva da bambino, sulla Torretta di contrada Santo Spirito, dove ombre e immagini di un tempo oramai lontano, ritornano prepotenti a farsi largo dai meandri della sua mente, dettandogli questo racconto.

    Sempre di Senzio Mazza ricordiamo Castigghiuni, nella quale, l’autore, non può esimersi di menzionare il suo amato Passopisciaro.

    Salvatore Cucuzza Silvestri, nel 1949, stila L’eruzione dell’Etna del 1947.

    Seppur una relazione tecnica, l’autore ci dà la possibilità di entrare dentro uno spaccato di vita passopisciarese.

    Un bellissimo tuffo nei ricordi di bambino è La mia befana dell’indimenticato don Enrico Russo.

    Dal suo soggiorno passopisciarese, Massimiliano Pegorini ci regala il suo Pensiero.

    Dall’archivio Parrocchiale ci arrivano dal passato delle poesie nate per occasioni speciali: L’Inno per il 25° dell’Erezione a Parrocchia della Chiesa Maria SS del Rosario del 23 giugno 1946 su versi di don Salvatore La Rosa e musicato dal Maestro Michelangelo Tornatore.

    Dall’Eco di Passopisciaro del giugno 1927, estrapoliamo l’Inno per i 25 anni di sacerdozio di don Gaetano Leonardi e L’osanna e Gli auguri sempre, al parroco, dedicate.

    Sempre dall’Eco di Passopisciaro anni 20, estraiamo una Poesia senza titolo e di autore ignoto.


    Il Club Triangolo

    Il Club Triangolo è una vera istituzione e l’unica associazione sopravvissuta allo scorrere del tempo.

    Nasce agli inizi degli anni 70 per volere di Lucio Bosco, Tano Camarda e Eugenio Calabretta, per cui Triangolo, ai tre ideatori, venne spontaneo.

    Troppo giovani per entrare nei circoli dei grandi, e troppo freddo le sere d’inverno per stare seduti alla colonna, il Club Triangolo è servito come luogo di aggregazione e ricreazione.

    Grandi partite a carte, grandi discussioni soprattutto sullo sport, ma mai politica, così come da statuto.

    L’avvento della televisione ha fatto si che il Club sia diventato curva da stadio soprattutto per le partite della nazionale di calcio italiana.

    Dopo più di trent’anni abbondanti, il Club continua ad essere luogo di riferimento per le organizzazioni di manifestazioni o semplicemente per giocare a briscola con “sfottuta” finale per chi perde.

    Manifestazioni:

    Veri momenti di aggregazione, queste manifestazioni servono a vivere di più e meglio il nostro paesino.

    Si intitola La costa d’oro dell’Etna in richiamo della più famosa Côte-d'Or francese.

    I vini della costa che va da Rovittello a Randazzo in degustazione per un pubblico variegato proveniente da tutto il circondario e oltre.

    Lo scopo di tutto questo?

    Promuovere i vini si, ma anche il territorio in tutte la sua peculiarità.

    Si è potuto anche assaggiare prodotti della zona, formaggi e salumi in primis, ma anche dolci.

    La festa dedicata alla celeste Patrona Maria SS del Rosario nasce come festa di ringraziamento per lo scampo lavico del 1923 poi rinnovatosi per lo scampo lavico del 1947.

    Oggi, come allora, la taumaturgica statua è portata in processione per le vie del paese proprio per rinnovare tale evento.

    La processione si espletava il 17 giugno di ogni anno, poi spostata, per facilitare la presenza di tutti i cittadini, sia i residenti, sia quelli che vivono in altri luoghi, in un giorno festivo: la prima domenica di luglio.

    La manifestazione religiosa della domenica è fatta precedere da alcuni momenti d’aggregazione nei giorni immediatamente precedenti dove, i passopisciaresi, insieme a tutti coloro che vogliono partecipare alla festa in onore della Celeste Patrona, sono intrattenuti da spettacoli musicali, cabaret, spettacoli teatrali.

    Chi vuole, invece, può godersi Passopisciaro attraverso lunghe passeggiate per la via principale, sommersi da suoni e festoni colorati, magari, sbirciando qua e là tra le bancarelle mentre si sgranocchia la calia, ceci, arachidi e semi di zucca tostati.

    La domenica mattina, conclusosi il rito della Santa Messa, la statua di Maria SS del Rosario è spostata sul fercolo attraverso un ingegno meccanico.

    Questo è un momento commovente.

    Il marchingegno, mentre in sottofondo il coro canta inni di giubilo alla Celeste Patrona, fa sì che la statua si muovi molto lentamente, dando l’impressione che quasi Essa fluttui.

    È nel pomeriggio, dopo la Santa Messa vespertina, il fercolo, seguito dal popolo festante, viene portata in processione per tutte le vie del paese.

    Non c’è strada o vicolo che la Madonna non visiti, mentre i devoti l’aspettano davanti l’uscio della propria casa, con le imposte totalmente spalancate e con tutte le luci accese.

    Sulla via del ritorno in chiesa, la Vara si ferma alla Colonna, in memoria di ciò che i nostri avi avevano fatto al tempo, dove il parroco fa un discorso di ringraziamento alla Madonna rinnovando la Sua protezione, l’amore e la devozione.

    Al rientro in chiesa, la statua è accolta dai Fuochi pirotecnici.

    Abbiamo il piacere di ospitare la ditta Vaccalluzzo, i campioni del mondo di fuochi d’artificio, che ci onora con la sua presenza e la sua professionalità.

    È questo è davvero un onore poiché non è così scontata la loro presenza, ma come diceva il signor Vaccalluzzo, “Vengo a Passopisciaro per piacere e non per lavoro. Quando ero ragazzo e non ancora conosciuto, venivo sempre chiamato dai passopisciaresi!”.

    Ed in effetti non ci hanno mai fatto mancare la loro presenza deliziandoci con degli spettacoli pirotecnici assolutamente incredibili.

    Immancabile e irrinunciabile, oramai da tempo memorabile, è la partita di calcio Schetti e Maritati (celibi contro sposati).

    Si gioca la domenica pomeriggio e…… guai ai vinti; sfottò per l’intera serata per non dire l’intero anno, sino alla prossima partita.

    Anche il Natale passopisciarese è una tradizione che ci viene dal lontano passato.

    Era il 1935 quando alcuni ragazzi del paese, capitanati da Gioacchino Seminara, decisero di inventare un marchingegno che rende scenografica la nascita di Gesù Cristo.

    Il Seminara, abile nella pittura, sagomò e dipinse su cartone pressato la Sacra Famiglia e due Angeli.

    Le sagome della Sacra Famiglia, il Bambin Gesù in gesso, sono posti al centro dell’altare, mentre     i due Angeli, nascosti prima della cerimonia natalizia in alto, dietro le due grandi colonne dell’altare centrale, attraverso dei fili metallici collegati con una carrucola, vengono manovrati da due operatori nascosti dietro l’altare centrale.

    Il primo angelo, che porta con sé la scritta Gloria in excelsis Deo, si ferma in una posizione centrale, l’altro porta un piccolo bambinello sino alla mangiatoia su cui viene adagiato.

    Non ci risulta che questa tradizione abbia suoi simili nel territorio, e proprio per questa sua peculiarità è veramente un peccato non assistervi almeno una volta.

    Il giovedì Santo la tradizionale lavanda dei piedi, il Venerdì Santo con la Via Crucis con l’Addolorata e il Cristo morto portati in processioni per le vie del paese.

    La notte di Pasqua, la Resurrezione di Cristo, quando il parroco intona il Gloria, dietro l’altare, che in quel momento funge da sepolcro, fuori esce un fascio di luce e da quel fascio la sagoma del Cristo Risorto.

    Questa manifestazione, anche essa molto suggestiva, deve avere origini lontane, poiché, la sagoma del Cristo riporta la data del 1896.

    Mangiare e Dormire:

    Il rilancio della vitivinicoltura e la riscoperta della zona nord dell’Etna, ha dato un nuovo impulso al territorio di Passopisciaro, con la nascita di strutture ricettive e di un turismo enologico per la presenza di giornalisti, operatori del settore e semplici amanti del vino.

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    Dove dormire:

    Agriturismo ETNA WINE

    S.S. 120 Km 191.900 Passopisciaro

    B&B Profumo di Ginestre

    Via Regina Margherita 24, Passopisciaro

    A' Barunissa - Country House

    Via Guardiola, Passopisciaro

    Dove mangiare:

    Bianca di Navarra

    S.S. 120 Km 191.900 Passopisciaro

    www.etnawineagriturismo.com

    +39095931548

    Borgo Santo Spirito

    S.S. 120 Km 192.200 C.da Guardiola - Passopisciaro

    www.borgosantospirito.it

    +393401828816

    Passopisciaro e il Vino, il Vino è Passopisciaro!

    Il perché di questa affermazione è presto detta.
    Non è Passopisciaro che rende famosi i vini, ma è perfettamente il contrario.
    Passopisciaro non sarebbe esistito senza che ci fossero le vigne, le cantine.
    La sua storia c’è lo insegna.

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    Antichi vinai 1877

    Via Castiglione, 49

    Azienda vinicola Calabretta

    Via bonaventura, 178A - Randazzo

    Azienda agricola Calcagno

    Via Regina Margherita, 153

    Azienda agricola Camarda

    Via Guardiola, 4/A

    Cantine Edomé

    Contrada Feudo di Mezzo

    C.da Santo Spirito di Passopisciaro

    Contrada Santo Spirito

    Azienda agricola Cottanera

    Strada Provinciale, 89 - Contrada Iannazzo

    Duca di Salaparuta

    SS120 km 195

    Famiglia Statella

    Via Gullotto Mariano, 34

    Fratelli Grasso - ETNA WINE

    S.S. 120 Km 191.900 Passopisciaro

    Girolamo Russo

    Via Regina Margherita, 78

    I custodi delle vigne dell'Etna

    Contrada Moganazzi

    Irene Badalà

    Contrada Santo Spirito

    Pietradolce

    Contrada Rampante - SS120

    Sciara

    Contrada Taccione - Randazzo

    Tenuta delle Terre Nere

    Contrada Calderara - Randazzo

    Tenuta Tascante Tasca d'Almerita

    Contrada Marchesa, SS120 Km 189,700

    Tenuta Moganazzi

    Via Birelli, 6 - Randazzo (CT)

    Azienda agricola Valenti

    Via Roma, 42/50

    Vino Nibali

    Via Regina Margherita, 42

    Azienda Agricola Puccetti Laura - Wiegner

    Contrada Marchesa, 1

    Azienda Agricola Alice Bonaccorsi

    Contrada Crocemonaci, Randazzo CT

    Cantine Palmento Costanzo

    C.da Santo Spirito, Passopisciaro

    Commercio:

    Per una realtà assai piccola, come è Passopisciaro, ci sono molteplici realtà commerciali e di svariata natura.

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    Alimentari Rizzo Camarda

    Via Castiglione, 17

    Il Rifugio Alimentare

    Via Regina Margherita, 54

    Macelleria Savoca

    Via Regina Margherita, 71

    L’arte del legno

    Via Guardiola, 1

    Lavorazione in ferro

    Via Salvo d’Acquisto, 5

    Barber Shop

    Via Regina Margherita, 30

    Tabacchi ed Edicola

    Via Regina Margherita, 18

    Confezioni abbigliamento sportivo

    Via Regina Margherita, 14

    ICM Manitta

    Via Umberto, 5

    Agroferramenta

    Via Regina Margherita, 25

    Bar "Blue Moon"

    Via Castiglione, 4

    Panificio dell’Etna

    Via Regina Margherita, 22

    Autolavaggio Caggegi

    Via della libertà, 6

    Oleificio C. s.n.c.

    Via Roma, 32

    Servizi:

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