PASSOPISCIARO

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CULTURA

L’allontanamento forzato dai luoghi di origine ha prodotto, sin dai tempi antichi, una immensa letteratura poetica su quell’argomento che è la nostalgia.

Rime in cui si rimembra la patria lontana, la nostalgia della propria casa, la nostalgia dei propri cari, che poi, in fin dei conti, rappresenta probabilmente il rimpianto per il tempo che non c’è più: l’infanzia.

All’affetto e al calore, mostrato da quei figli che sono dovuti andare via, non si sottrae neppure Passopisciaro.

Dalla raccolta “Ardenza” di Luciano Gullotto estrapoliamo tre poesie, “A li cumpagni di la carusanza”, “Lu me paisi” e “La casa di li nanni”.

Nato a Passopisciaro, come lui ama sottolineare, Luciano Gullotto, attraverso i suoi testi, oltre ad esprimere l’amore per il suo paesino, tende, probabilmente, attraverso la scrittura, a non perdere il legame, quel contatto con Passopisciaro, e questo lo esprime attraverso due aspetti, due facce della stessa medaglia, il ricordo della casa dei suoi nonni, quindi degli affetti più cari, e il ricordo dei suoi amici, quindi dell’infanzia e della gioventù.

Dalla silloge “Primavera di versi” di Gaetano Camarda estrapoliamo “A Passopisciaro”.

Anch’egli nativo di Passopisciaro, più che esprimere semplice amore per il luogo dove è nato, Camarda fa un tuffo vero e proprio agli albori, ai suoi natali, tipico prodotto di una nostalgia che, in fondo, non lo ha mai abbandonato.

La necessità di non perdere il valore delle origini.

Alla fine del componimento, Camarda ringrazia Dio di aver creato un posto, quel posto, Passopisciaro,  dove ancora riesce a trovare pace.

Con “Faccia a Faccia”, Maurizio Papotto immagina di trovarsi in un vero e proprio faccia a faccia con Passopisciaro, usando questa invenzione poetica come escamotage per parlare con se stesso in una sorta di introspezione.

Nostalgia allo stato puro, Maurizio Papotto ripercorre la sua infanzia facendo dei brevi flashback di momenti che hanno caratterizzato la sua formazione culturale, sociale e personale.

Senzio Mazza è linguaglossese di nascita ma passopisciarese d’adozione, e proprio a Passopisciaro, la sera del 6 agosto 2007, ha voluto presentare il suo lavoro dal titolo “La ballata di li spiriti”.

In dialetto siciliano, La ballata di li spiriti ripercorre l’eterno conflitto degli status sociale, da una parte i ricchi e prepotenti signori e dall’altra i diseredati, dove la ragazza del popolo, sedotta e abbandonata dal figlio del barone, vede tutti i suoi sogni annegare nel fondo di una cisterna, e sullo sfondo, spettatore suo malgrado, Passopisciaro.

Senzio Mazza immagina di ritrovarsi, così come faceva da bambino, sulla Torretta di contrada Santo Spirito, dove ombre e immagini di un tempo oramai lontano, ritornano prepotenti a farsi largo dai meandri della sua mente, dettandogli questo racconto.  

Sempre di Senzio Mazza ricordiamo “Castiugghiuni”, nella quale, l’autore, non può esimersi di menzionare il suo Passopisciaro.

Dall’archivio Parrocchiale ci arrivano dal passato delle poesie nate per occasioni speciali:  “L’Inno per il 25° dell’ Erezione a  Parrocchia” della Chiesa Maria SS del Rosario, nato appositamente per questa occasione il 23 giugno 1946.

I versi sono stati redatti del Sac. Prof. Salvatore Dr. La Rosa, la musica è, invece, del Maestro Michelangelo Tornatore.

Dall’Eco di Passopisciaro del giugno 1927, estrapoliamo un altro Inno, quello dedicato al parroco Don Gaetano Leonardi per il suo 25° di Sacerdozio.

Per la stessa occasione sono state redatte “L’osanna” e “Gli auguri”.

Sempre dall’Eco di Passopisciaro anni 20,  estraiamo una Poesia senza titolo e di autore ignoto.

Probabile la dedica al Bambino Gesù per la notte di Natale.

I testi sono da cui sono tratte le poesie sono:

Ardenza di Luciano Gullotto 2000

Primavera di versi di Gaetano Camarda 2001

La ballata di li spiriti di Senzio Mazza 2004

 

Il Club Triangolo

 

Il Club Triangolo è oramai una istituzione.

Nasce agli inizi degli anni 70 per volere di Lucio Bosco, Tano Camarda e Eugenio Calabretta, per cui “Triangolo”, ai tre ideatori,  è venuto spontaneo.

Troppo giovani per entrare nei circoli dei grandi, e troppo freddo le sere d’inverno per stare seduti alla colonna, il “Club Triangolo” è servito come luogo di aggregazione e ricreazione.

Grandi partite a carte, grandi discussioni soprattutto sullo sport, ma mai politica, così come da statuto.

L’avvento della televisione ha fatto si che il Club sia diventato curva da stadio soprattutto per le partite della nazionale di calcio italiana.

Dopo più di trent’anni abbondanti, il Club continua ad essere luogo di riferimento per le organizzazioni di manifestazioni o semplicemente per giocare a briscola con “sfottuta” finale per chi perde.