PASSOPISCIARO

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FOLKLORE

 

La presenza di colate laviche e la continua minaccia delle stesse non è certo una novità nel nostro territorio, vista la vicinanza con il più grande vulcano d’Europa: l’Etna.

Passopisciaro è sicuramente sorto su colate laviche chissà quanto vecchie, e questo lo si nota non solo dalla presenza delle rocce di basalto che s’incontrano ogni qualvolta si scavano le fondamenta di una nuova costruzione, ma basta vedere i dintorni del paese con le sue innumerevoli colate che l’avvolgono, oppure il nostro Monte Lastroso, nato dall’accumularsi della lava stessa.

E poi, per non andar lontano, chiediamo ai nostri nonni di ricordare i cesti di canna intrecciata pieni di pietre, durante la “spietratura” dei vigneti.

A ricordo di questo lavoro, allora del tutto manuale, vedasi le famose torrette di pietra lavica che spiccano per le loro particolari architetture all’interno dei vigneti.

Tra le colate laviche più recenti che ci hanno toccato da vicino, c’è quella del 1879, quando ancora Passopisciaro non si era del tutto sviluppato come centro urbano.

A conferma di ciò, Vincenzo Sardo Sardo, nel suo “Castiglione città demaniale città feudale” del 1910, ci riferisce che il 25 maggio 1879, una colata di lava si diresse proprio verso Passopisciaro.

I cittadini di Castiglione di Sicilia, giorno 2 giugno portarono in processione il simulacro di Maria SS della Catena, chiedendole il miracolo di fermare la marcia ferale di quella colata lavica.

Giorno 6 giugno 1879 miracolosamente la colata si fermò.

Questa colata lavica formò durante il suo tragitto il monte di lava su cui in seguito fu costruito un quartiere del nostro paese, quartiere che porta il nome di Croce San Marco.

Altro grande pericolo per le nostre contrade fu la colata lavica del giugno 1923, che fuoriuscita dalle bocche eruttive di Contrada Germaniera, si diresse verso la nostra borgata distruggendo parte del nostro ubertoso territorio.

I nostri nonni, impauriti dal pericolo di un’imminente distruzione dei loro vigneti, unico sostegno per le loro famiglie, chiesero aiuto e conforto alla nostra celeste patrona Maria SS Rosario, il cui simulacro fu portato in processione.

La colata miracolosamente si bloccò.

A ricordo di questo avvenimento i nostri nonni istituirono la festa più importante del nostro paese, la festa in onore di Maria SS del Rosario.

L’esperienza drammatica vissuta dai nostri nonni ebbe a ripetersi, ma in modo molto più grave, 24 anni più tardi.

Il 24 febbraio 1947, una fenditura si aprì in zona Collebasso appena pochi chilometri sopra Passopisciaro.

Da qui una colata lavica, poi divisosi in tre braccia, minacciò, stavolta in modo diretto, la nostra piccola borgata e i suoi vigneti.

Così, come avevano fatto i nostri avi nel 1923, anche nel 1947 i passopisciaresi portarono in processione la celeste patrona, che posta in Piazza Colonna e diretta con lo sguardo verso l’Etna, ripeté il miracolo per la seconda volta.

Ancora oggi la statua della Celeste Patrona è portata in processione per le vie del paese, facendo spesso precedere a questa manifestazione religiosa, alcuni momenti d’aggregazione nei giorni immediatamente precedenti la domenica.

Nei giorni che precedono la Processione della domenica, i passopisciaresi, insieme a tutti coloro che vogliono partecipare alla festa in onore della Celeste Patrona, vengono intrattenuti da spettacoli musicali, cabaret, spettacoli teatrali.

Chi vuole, invece, può godersi Passopisciaro attraverso lunghe passeggiate per la via principale, sommersi da suoni e festoni colorati, magari, sbirciando qua e la tra le bancarelle, mentre si sgranocchia “la calia”, ovvero ceci, arachidi e semi di zucca tostati.

La domenica mattina, conclusosi i rito della Santa Messa, la statua di Maria SS del Rosario viene spostata sul fercolo attraverso un ingegno meccanico.

Questo è un momento commovente.

Il marchingegno, mentre in sottofondo il coro canta inni di giubilo alla Celeste Patrona, fa si che la statua si muovi molto lentamente, dando l’impressione che essa voli.

Dopo la Messa pomeridiana il fercolo, seguito dal popolo festante, gira per tutte le vie del paese.

Non c’è strada o vicolo che essa non passi, mentre i devoti l’aspettano davanti l’uscio della propria casa, con le imposte totalmente spalancate e con tutte le luci accese.

Sulla via del ritorno in chiesa la Vara si ferma alla “Colonna”, dove il parroco fa un discorso di ringraziamento alla Madonna, rinnovando l’amore e la devozione nel ricordare tutte le volte che ci ha protetto dall’Etna.

Poi il rientro in chiesa, dove viene accolta dai Fuochi pirotecnici.

Abbiamo il piacere di ospitare la ditta Vaccalluzzo, i campioni del mondo di fuochi d’artificio, che ci onora con la sua presenza e la sua professionalità.

È questo è davvero un onore, poiché non è così scontata la loro presenza, ma come diceva il signor Vaccalluzzo, “Vengo a Passopisciaro per piacere e non per lavoro. Quando ero ragazzo e non ancora conosciuto, venivo sempre chiamato dai passopisciaresi!”.

Ed in effetti non ci hanno mai fatto mancare la loro presenza deliziandoci con degli spettacoli pirotecnici assolutamente incredibili.

Immancabile e irrinunciabile, oramai da tempo memorabile, è la partita di calcio “Schetti e Maritati” (celibi contro sposati).

Si gioca la domenica pomeriggio e…… guai ai vinti; sfottò per l’intera serata per non dire l’intero anno, sino alla prossima partita.

A proposito dell’incontri di calcio “ Schetti e Maritati” c’è da ricordare, finalmente, il completamento dell’impianto sportivo.

Inaugurato in grande stile, la struttura è stata dedicata ad “Andrea Camarda”.

Anche il natale passopisciarese è una tradizione che ci viene dal lontano passato.

Nel 1935 alcuni ragazzi del paese con a capo Gioacchino Seminara, decisero di inventare un marchingegno che rende scenografica la nascita di Gesù Cristo.

Il Seminara, abile nella pittura, sagomò e dipinse su cartone pressato la Sacra Famiglia e due Angeli.

Le sagome della Sacra Famiglia e il Bambin Gesù in gesso sono posti al centro dell’altare, mentre     i due Angeli, nascosti prima della cerimonia natalizia in alto dietro le due grandi colonne dell’altare centrale, attraverso dei fili metallici collegati con una carrucola, vengono maneggiati da due manovratori nascosti dietro l’altare centrale.

Il primo angelo che porta con se la scritta “Gloria in excelsis Deo” si ferma in una posizione centrale, l’altro porta un piccolo bambinello sino alla mangiatoia su cui viene adagiato.

Non ci risulta che questa tradizione abbia suoi simili nel territorio, e proprio per questa sua peculiarità è veramente un peccato non assistervi almeno una volta.

Queste sono sicuramente le tradizioni più antiche a noi tramandate, ma nel tempo altre se ne sono aggiunte.

Come manifestazioni religiose ricordiamo quella del Giovedì Santo con la lavanda dei piedi, del Venerdì Santo con la Via Crucis vivente, e la notte di Pasqua con la Resurrezione di Cristo anche essa resa scenografica.

Proprio alla mezzanotte, quando il parroco intona il Gloria, si spengono le luci.

Dietro l’altare, che in quel momento funge da sepolcro, fuori esce un fascio di luce, e da dentro di esso la sagoma del Cristo Risorto.

Questa manifestazione, anche essa molto suggestiva, deve avere origini lontane, poiché, la sagoma del Cristo riporta la data del 1896.